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L'imprenditore rosso | blog di Walter M. Rathenau

Che pensano gli stranieri di noi?

La vittoria del film La Grande Bellezza ai Golden Globe ci fa tirare un sospiro di sollievo: all’estero l’idea della nostra cultura non si ferma a Michelangelo, e per il cinema c’è spazio anche dopo la morte di Fellini. Ma che idea hanno gli stranieri (e gli americani per primi) di noi? Che cosa gli fa apprezzare un film come quello di Sorrentino. Finora i film italiani che maggiormente avevano avuto successo erano caratterizzati da un’ambientazione provinciale e  in un’epoca del recente passato,  il fascismo meglio di tutte.  E quindi Amarcord e Mediterraneo, Nuovo Cinema Paradiso e La vita è bella, questi i film piaciuti a critici e pubblico internazionale

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La Grande Bellezza cambia questo stereotipo, pur conservandone tanti, troppi. C’è la bellezza di Roma, ma c’è la cupa descrizione di un paese post-moderno, con il suo carico di cattivo gusto e di amoralità. Ma, anche se l’Italia presentata è orribile, è comunque una buona notizia secondo me,  non solo perché finalmente un’opera dell’industria culturale rilancia la nostra tradizione, ma anche perché cambia gli stereotipi, mostra un’Italia che sa riflettere su se stessa. E di questa immagine abbiamo bisogno, di un’idea dell’Italia fuori dalla rappresentazione vecchia e consolatoria del rimpianto per quando eravamo poveri e belli.

Perché la nostra cultura deve uscire da questo recinto, tutto proiettato sul passato remoto della grandezza italica, o recente, della provincia gretta, ma comunque da rimpiangere. E lo spazio c’è, anche nell’immaginario internazionale, non tutto fermo al Rinascimento e alla mafia.

In un recente thriller che ho appena letto, Pilgrim, di Terry Hayes (non c’entra niente con il post, ma da leggere assolutamente per qualsiasi amante del genere), c’è il protagonista, la migliore spia Usa, che deve sviluppare su un supporto impossibile – due grandi specchi – delle foto che probabilmente sono state impresse in modo casuale. Gli serve un laboratorio di altissimo livello e i migliori esperti mondiali e non ha dubbi: andrà all’istituto del restauro degli Uffizi di Firenze, i migliori tecnici del mondo.

Mi ha fatto immensamente piacere scoprire che in un romanzo di successo, un best seller, dell’Italia ci sia non la descrizione del nostro splendido cibo, o del nostro straordinario buon gusto, ma della nostra capacità tecnica su una frontiera di innovazione tecnologica. E questo in un istituto del restauro dedicato alle antiche pitture. Siamo i migliori in un campo all’avanguardia, o almeno così veniamo percepiti. Basta con il rimpianto del tempo che fu. Possiamo essere vincenti anche nella tecnologia. Meglio, se applicata alla cultura.

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