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L'imprenditore rosso | blog di Walter M. Rathenau

La cultura: Ministero dell’economia.

Mi piace la definizione che ha dato Franceschini del ministero che andrà a dirigere: il primo ministero dell’economia.

La cultura si mangia, dunque, anche secondo il nuovo ministro. Che però rischia di fermarsi a un luogo comune che negli ultimi tempi ha preso piede: la cultura porta turismo, dunque…

A me questo invece non piace, perché se l’affermazione è vera, è anche profondamente incompleta. Vero è che Franceschini non si ferma qui e afferma che la cultura porta qualità della vita e dunque favorisce gli investimenti, ma è ancora poco. Su questo mi permetto di rinviare a quello che ho scritto su Questo non è un libro, che proprio ai rapporti tra cultura e economia è dedicato:

È ovvio, almeno per me, che l’importanza della cultura non è riducibile al suo ruolo nell’economia, ma questo ci aiuta, in un mondo che dà alla sfera economica un peso sempre più rilevante. Questa funzione/chiave si gioca su più fronti:

                         il consumo contemporaneo è un consumo principalmente culturale, ha perso il suo carattere di misurazione entro la logica delle convenienze e dei calcoli: non si compra più secondo un criterio di costi/benefici. Il consumo è diventato comportamento sociale dotato di senso (sì, la crisi ha ridato vigore al consumo di pura convenienza, ma il processo è comunque irreversibile);

                        la produttività è legata sempre di più a fattori immateriali: informazioni, conoscenze che aggiungono valore ai prodotti, che modificano l’efficienza nei processi produttivi e l’istruzione è diventata uno dei fattori produttivi più importanti e decisivi;

                        l’industria culturale nelle sue diverse articolazioni è diventata uno dei comparti più importanti dell’economia mondiale;

                        il rapporto tra cultura e territorio è sempre più forte e significativo e la promozione del territorio, compito fondamentale per portare sviluppo in tempi di globalizzazione, si basa anche sulla capacità di valorizzare i beni culturali, la cultura del luogo, le storie, le leggende che danno a un territorio identità.

Dunque il problema è più ricco del semplice rapporto cultura/turismo e da un ministro che pare abbia chiesto con forza di andare a dirigere i beni culturali (perché in Italia, in verità, il ministero riguarda i beni culturali e non la cultura, e la cosa non è da poco), ci si deve aspettare di più.

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