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L'imprenditore rosso | blog di Walter M. Rathenau

festival tra cultura e marketing

Sono stato al Festival “Libri Come”, organizzato da Radio 3 all’Auditorium di Roma. Conosco bene i festival culturali e si assomigliano, come organizzazione, un po’ tutti. Molti interventi, molti eventi, gente che va da un posto all’altro, guidata dalla curiosità e dal fascino dell’ospite.

C’è anche il tempo e il modo dell’incontro – o dello spettacolo – di spessore culturale, di interesse sperimentale, di riflessione e di approfondimento. Ma il cuore è nell’evento legato alla star, al personaggio noto, al protagonista del dibattito in televisione. Io sono stato prima alla maratona sul lavoro, il lavoro è stato il tema/chiave dell’intero evento, in cui si potevano ascoltare molti interventi (una decina) di persone di buona qualità e di discreto richiamo, unite dalla riflessione vera sul tema. un incontro molto interessante e ricco di punti di vista, con una cinquantina di partecipanti, tra cui molti amici e parenti dei relatori.

Poi sono andato agli incontri con Umberto Eco e Andrea Camilleri, tenuti nello spazio da più di mille posti dell’Auditorium  a ascoltare delle banali (come impianto, non come contenuti) presentazioni di libri. Tutto esaurito, pubblico entusiasta e plaudente. Un tempo i festival servivano a approfondire, a scoprire nuovi proposte, a vedere quello che abitualmente non si vedeva. Oggi i festival si basano sulla presenza della star televisiva, star culturale, nel nostro caso, ma pur sempre di quel tipo. Non c’è più tempo né spazio per le novità, vogliamo ascoltare quello che già sappiamo.

I festival, come tutta la cultura, è preda dal marketing, o meglio, di quel marketing più  banale che ci vuole richiamare su cose che già conosciamo, su marchi noti e sperimentati. E invece ci vorrebbe un marketing innovativo, capace di farci arrivare nuovi bisogni, di stimolarci alla sperimentazione. contro l’opinione corrente, il marketing peggiore è quello che soddisfa i bisogni esistenti, il marketing più bello, più difficile e più morale è quello che ci suscita bisogni nuovi, che ci induce a consumare quello che non volevamo consumare.

Siamo tutti bravi a riempire con Umberto Eco una sala, la vera difficoltà è riempirla con una proposta nuova e innovativa. quale direttore artistico ci vuole provare?

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