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L'imprenditore rosso | blog di Walter M. Rathenau

Odissea fiction

Ho provato a guardare L’Odissea trasmessa da Rai 1 domenica 30. Ero armato di buone intenzioni e pronto a sopportare qualche semplificazione e qualche tradimento in cambio della più bella storia che sia mai stata raccontata. Ma dopo pochi minuti ho abbandonato e sono passato alla partita. Poi ho di nuovo gettato uno sguardo, ma davvero mi sono trovato di fronte a una cosa bruttissima, inguardabile. La storia riguarda il ritorno di Ulisse, e quindi gli ultimi libri dell’Odissea. Protagonista è un’ammiccante e civettuola Penelope, incerta se cedere alle voglie di un ignoto (a me e a Omero) personaggio o se restare fedele a Ulisse. Poi c’è una schiava troiana amata da un Telemaco dall’espressività di una statua. Infine ci sono i Proci che litigano tra loro e si appellano all’assemblea degli abitanti di Itaca. La divulgazione è una cosa, e consente anche forzature e semplificazioni, ma trasformare la saggia e fredda Penelope, che nemmeno al marito ritrovato cederà facilmente, sottoponendolo a prove varie, in un’eroina di fiction un po’ zoccola , è troppo. In confronto, l’americano Troy sembra un’opera filologicamente perfetta. (Per non parlare del bellissimo “sceneggiato” degli anni 60).

Spero solo che questa porcheria serva a convincere un telespettatore, almeno uno, a scoprire l’Odissea. Ma temo che resterà deluso, scoprendo che Ulisse non assomiglia a un manager, nè a un supereroe. penelope

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