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L'imprenditore rosso | blog di Walter M. Rathenau

La Puglia e il pensiero meridiano

 

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Parlare di Puglia è difficile: non esiste un romanzo ambientato in questa regione che abbia fatto la storia, non c’è un film, né un autore che sia legato in modo forte all’immagine della Puglia. Siamo in un luogo dall’identità sfuggente, almeno dal punto di vista della cultura alta. Sulla cultura popolare la Puglia è stata recentemente sugli scudi, dai comici cinematografici vecchi e nuovi, all’incredibile successo della taranta salentina, alla musica pop legata anche nel nome – i Negramaro – a questa terra. Nel cinema poi la Puglia oggi è sempre più rappresentata, con film memorabili per ambientazione, come Tre Fratelli di Rosi, o come alcune scene di Io non ho Paura di Salvatores. Ma ci sono casi in cui la Puglia c’è, ma travestita: il recente E’ stato il padre, di Ciprì, è ambientato a Palermo, ma girato a Brindisi, e il napoletano Io speriamo che me la cavo di Lina Wertmuller, è in realtà girato a Taranto. (E questi sono indizi che ci possono servire, anche pensando a un altro pugliese celato, al grandissimo Mimmo Modugno, nato e cresciuto in Puglia, e autore di splendide canzoni in siciliano –  U Pisci Spada – e in napoletano – Resta cu’ mme, Lazzarella, Tu sì na cosa grande – ).

Ma come sempre accade nelle identità sfuggenti, bisogna cercare a fondo per trovare una ragione. E proviamo a trovarla, questa ragione. Il primo indizio è “vocabolario”. A Cerignola, in provincia di Foggia, sono nati due personaggi a cui il vocabolario è legato. Il primo è Zingarelli, nome noto a qualsiasi studente italiano da decenni:  il suo Vocabolario della Lingua Italiana ha la prima edizione completa nel 1922 e da allora è rimasto il più famoso e diffuso, quasi un esemplare del genere, uno standard. E un vocabolario fu il primo libro che comprò un altro famoso Cerignolese, il sindacalista Giuseppe Di Vittorio, segretario della CGIL, parlamentare comunista, uomo del popolo che fece della lotta di classe una vicenda nobile ed esemplare. La storia la racconta Felice Chilanti, nella sua biografia del 1953.  “In un angolo del banchetto vi era un grosso volume che Di Vittorio cominciò a sfogliare: era un libro vecchio, molto usato e anche sudicio. Scorrendo le pagine scoprì che conteneva lunghi elenchi di parole e che accanto ad ogni parola era indicato il significato. [...] Era il libro che da tanto tempo cercava, lesse sulla copertina la nuova parola: vocabolario. Chiese al venditore il prezzo [...]: lire 3,75. Fu un grave colpo per lui: non aveva in tasca che una lira e settantacinque centesimi, e con estrema amarezza confidò la cosa al libraio. «Datemi almeno due lire e cinquanta» disse questi. Ma Di Vittorio non possedeva neppure un soldo di più. E già se ne stava andando amareggiato quando il libraio lo richiamò: «Nemmeno due lire volete darmi?». «Se volete vi dò la giacca, ma in tasca ho soltanto una lira e settantacinque». Come avrete già immaginato, il libraio diede il vocabolario a Peppino, che passò la notte a sfogliarlo pagina dopo pagina.”

Dunque per comunicare serve conoscere le parole, e questo è più importante di come poi queste parole vengono organizzate. Questa è la lezione di Zingarelli e Di Vittorio, che ci dà il primo indizio sulla identità pugliese.

Ma serve altro, per creare cultura, serve chi le pubblica, queste parole. E in Puglia nasce ai primi del 900 quella che diventerà la più importante casa editrice italiana di filosofia e poi di saggistica: la Laterza. Giovanni Laterza ne è il fondatore (ma chiama l’azienda: “Giuseppe Laterza e figli”, altro segno di understatement), amico di Benedetto Croce, ne pubblica tutta l’opera e la rivista che farà la storia del pensiero liberale (e non solo) in Italia La Critica.  E pubblicherà tutti i classici della filosofia, come sa chiunque abbia studiato questa materia.

Dunque i più importanti protagonisti pugliesi della cultura italiana nel 900 vivono sì da protagonisti, ma defilati, celati, sicuramente misurati. Forse è questo il termine da utilizzare, dunque, “misura”. Veniamo dunque alla rivelazione: la cultura pugliese è meridiana, intesa cioè come tipica del Sud, un Sud mediterraneo, lento, misurato. È la tesi di un filosofo nato ad Ancona, ma sicuramente pugliese per formazione e residenza, oltre che omonimo del più famoso calciatore di Bari: Franco Cassano. Il suo fortunatissimo libro (edito da Laterza, ovviamente), Il Pensiero Meridiano, è il più importante contributo recente alla Questione Meridionale. Cassano descrive quello che per lui è il pensiero meridiano, un approccio alla vita più che una teoria strutturata, fatta appunto di elogio della lentezza,  intesa come modalità profonda di conoscenza, opposizione a una modernità imposta, corsa obbligata e senza senso: “Bisogna essere lenti come un vecchio treno di campagna e di contadine vestite di nero, come chi va a piedi e vede aprirsi magicamente il mondo, perché andare a piedi è sfogliare un libro e invece correre è guardarne soltanto la copertina”.

Solo nel Mediterraneo inteso come frontiera, luogo di scambio, trasmissione di genti e di culture questo è possibile, in un Sud che diventa opposizione a tutti pensieri unici (a partire da quello della modernità) e a tutti i fondamentalismi. Da qui nasce il pensiero meridiano, il pensiero della mediazione, della misura, intesa appunto come rifiuto della dismisura tipica della modernità. “La misura non è quindi prudenza o un banale giusto mezzo, ma una costruzione complessa e coraggiosa, che mia a salvare la molteplicità delle forme di vita, restituendo a ciascuna di esse con un solo gesto il suo valore e la sua finitezza”.

Ecco dunque scoperta l’identità pugliese, un’identità meridiana, misurata.

Ps poi il mondo è sempre più complicato delle nostre teorie. Il più famoso artista pugliese del 900 è lo smoderato Carmelo Bene, autore di un film culto per tanti cinefili: Nostra Signora dei Turchi, ambientato a Otranto(per quanto di “ambiente” si possa parlare quando è in gioco Bene). E Otranto è la sede del primo romanzo gotico della storia, quel Castello di Otranto di Horace Walpole, che si sviluppa tra fantasmi e omicidi.  castello_otranto

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