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La meglio gioventù? | blog di Miki Rosco

ed ecco la trentina inquietante, torbida d'istinti / moribondi... ecco poi la quarantina / spaventosa, l'età cupa dei vinti, / poi la vecchiezza, l'orrida vecchiezza dai denti finti e dai capelli tinti. Guido Gozzano

Di cosa parlo

Tra le tante sciocchezze che abbiamo detto e pensato – noi generazione del baby-boom – c’è stata quella che eravamo (stati) “la meglio gioventù”. In realtà abbiamo perso quasi tutte le scommesse che avevamo fatto: superata l’età cupa dei vinti, arrivati alle soglie dell’orrida vecchiezza non ci rendiamo conto del fatto che siamo stati come gli altri, forse un tantino peggio, visto le condizioni in cui lasceremo il mondo a figli e nipoti.

Provo a scrivere queste note come blog, sperando di trovare dei lettori che vogliano ricordare con me quello che è successo parlando di come eravamo, con nostalgia, ovviamente, non perché quei tempi fossero migliori, ma perché migliori lo eravamo noi. Voglio raccontare quello che ricordo di quegli anni partendo dalle cose minime, da quello che mangiavamo, da come ci vestivamo, da come ci divertivamo; anche da come facevamo politica, ma quello è accaduto dopo.

Volevo dire che per noi, generazione del 68, l’esperienza comune è stata una regola, anche prima dei cortei e delle occupazioni. Una generazione che ha attraversato alcune rivoluzioni  che hanno davvero cambiato tutto. Nel 1953 gli occupati lavoravano  per il 42,2% nell’agricoltura, il 32% nell’industria e il 25,7% in quella che veniva chiamata “altre attività”. Solo dieci anni dopo, nel censimento del 1961 c’era stato il sorpasso, il 29,1% lavorava nell’agricoltura e il 40,6 %nell’industria. I dati Istat dl 2014 parlano di servizi che impiegano il 69,5% degli occupati, l’industria il 26,9%, l’agricoltura il 3,6%. Se consideriamo che, dal neolitico fino all’anno in cui sono nato, la maggioranza dei lavoratori zappava la terra (più o meno metaforicamente) e nel corso dei miei sessanta e passa anni, si sono attraversati ben due cambiamenti di organizzazione dell’economia  e del lavoro, abbiamo l’idea di quello che è successo in questo scorcio di tempo.

Io parlerò di feste e di merende, di cortei e di programmi televisivi, di canzoni e di minigonne, cercando di capire che cosa è successo. Tenendo fermi due punti: abbiamo attraversato uno dei periodi di maggior cambiamento della storia dell’umanità, abbiamo fatto una scommessa altissima sulla capacità di governare il cambiamento e abbiamo perso. Non siamo stati la meglio gioventù.

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