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La meglio gioventù? | blog di Miki Rosco

ed ecco la trentina inquietante, torbida d'istinti / moribondi... ecco poi la quarantina / spaventosa, l'età cupa dei vinti, / poi la vecchiezza, l'orrida vecchiezza dai denti finti e dai capelli tinti. Guido Gozzano

Hillary e il 68 che ha perso

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Hillary è una di noi, è una del movimento. È una sessantottina, posso aggiungere con precisione, perché nel 1968 abbandonò la fede repubblicana e divenne democratica, in seguito alla lotta  contro la Guerra del Vietnam. La sua città, Chicago, nell’agosto del 68 fu teatro dei più duri e violenti scontri tra studenti e polizia che si siano verificati negli Usa, e proprio in corrispondenza della convention democratica che scelse un candidato apertamente schierato a favore della guerra. Non so se Hillary abbia partecipato a quegli scontri, ma nella loro coincidenza entrò nel movimento e si schierò a sinistra. Fino ad arrivare alla sconfitta, terribile, di oggi, la fine definitiva del 68 o almeno dei leader politici nati dalla contestazione.

Hillary rappresenta davvero il peggio di quello che abbiamo fatto in politica, di come non siamo stati capaci, noi sessantottini, di modificare nulla della politica, abbiamo subito le sue vecchie regole e finanche i suoi riti, dando il peggio di noi. I leader di questa generazione, politica e anagrafica, hanno a un certo punto governato il mondo, almeno quello occidentale: più o meno negli stessi anni Clinton (il marito), Blair, Schroder, i nostri gemelli diversi D’Alema e Veltroni, hanno avuto potere nei rispettivi paesi. Ma pensare che questi politici abbiano portato nella politica qualcosa che nasce dalla loro storia  del movimento, che abbiano saputo immettere fantasia, sogni, novità nei contenuti  e nella pratica di governo, ebbene è impossibile. Anzi, sono stati politici capaci di manovrare abilmente, di adeguarsi alle logiche preesistenti, di cercare continuamente compromessi, anche morali, con il “sistema”. E di non sforzarsi di un pensiero nuovo, di una capacità di interpretare il mondo, non dico di cambiarlo.Nessuna immaginazione al potere da parte dei sessantottini in politica, davvero il campo in cui la nostra generazione ha dato il peggio di sé. Dove abbiamo saputo portar dietro il nostro bagaglio di sogni e libertà è stato nelle professioni (Psichiatria Democratica, Magistratura Democratica, Emergency, sono opera di sessantottini o sono cresciute grazie a noi). Nella società e nel costume abbiamo portato un’aria nuova, qualche volta una tempesta: il nuovo ruolo delle donne, i diritti civili, la libertà sessuale sono merito nostro. Nell’informazione e nelle tecnologie della conoscenza sono stati quelli cresciuti nel movimento, o quelli che comunque ne hanno respirato l’aria, a cambiare.

Ma la politica, prima passione di tutti noi, è stato il nostro fallimento. E Hillary, con la sua incredibile sconfitta contro un cialtrone sessista e razzista (che dio ci aiuti!) ne è l’ultima dimostrazione. Ha perso per mille motivi che nei prossimi giorni e anni saranno analizzati, ma ha perso perché non incarnava il cambiamento, perché rappresentava il rapporto con il potere, con quell’odiato sistema contro cui abbiamo maturato le nostre esperienze e le nostre convinzioni. Ha dimostrato, tra l’altro, sempre arroganza e supponenza, quell’arroganza che tanti tra noi hanno maturato nel disprezzo verso chi non aveva le nostre idee,  verso chi non aveva letto i nostri libri, ascoltato la nostra musica, visto i nostri film. Abbiamo perso, cari compagni, proprio lì dove dovevamo agire con più forza e consapevolezza: la politica è peggiorata dopo il nostro arrivo, non è migliorata. È ora di farci da parte, è ora che una nuova generazione subentri, è ora che ci ritiriamo, perché abbiamo fallito. Avevo in mente di scrivere qualche altra cosa, su questo blog, ma mi sembra che questo finale sia quello che volevo dire, sia il finale che avevo scelto. Anche se avevo sperato che una donna, una compagna, avrebbe lasciato una traccia nel mondo a ricordo di quello che eravamo e volevamo essere. Ha perso perché lei non ha capito quello che stava succedendo e perché è stata percepita esattamente come parte di quel sistema che avevamo combattuto. Cari compagni, abbiamo dato l’assalto al cielo e abbiamo perso, non perché non ci siamo riusciti, anzi; abbiamo perso perché arrivati lì in alto non abbiamo saputo che fare. È ora di dire addio.

 

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