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La meglio gioventù? | blog di Miki Rosco

ed ecco la trentina inquietante, torbida d'istinti / moribondi... ecco poi la quarantina / spaventosa, l'età cupa dei vinti, / poi la vecchiezza, l'orrida vecchiezza dai denti finti e dai capelli tinti. Guido Gozzano

Umberto Eco, io e le armi

2016-02-27 16.27.46

Ho scritto in un post che da bambino giocavo solo alla guerra. ho lottato, nella mia infanzia, contro borbonici e persiani (quelli di Maratona), contro indiani (in particolare apache e sioux)  e contro banditi, contro inglesi nei mari della Malesia, e contro ribelli indiani (dell’India in questo caso) imbracciando la mia carabina dei lancieri del Bengala. eppure non sono cresciuto guerrafondaio,e  questo perché ho rispettato gli insegnamenti di Umberto Eco. Vi propongo la lettura di uno dei più bei scritti del Diario Minimo, quella in cui scrive al figlio, promettendogli in regalo solo armi giocattolo con cui coltivare la sua aspirazione alla giustizia. Alla faccia di tutto quello che è politicamente – e stupidamente – corretto.

sandokan_scimitarra

Caro Stefano, si avvicina il Natale (…)

Allora ti regalerò fucili. A due canne. A ripetizione. Mitra. Cannoni. Bazooka. Sciabole. Eserciti di soldatini – in assetto di guerra.
Castelli con ponti levatoi. Fortini da assediare. Casamatte, polveriere, corazzate, reattori. mitragliatrici, pugnali, pistole a tamburo, Colt, Winchester, Rifles, Chassepots, novantuno, Garand, obici, colubrine, passavolanti, archi, fionde, balestre, palle di piombo, catapulte, falariche, granate, baliste, spade, picchi, ramponi, alabarde e grappini di arrembaggio; e pezzi da otto, quelli del capitano Flint (in memoria di LongJohn Silver e di Ben Gun). Draghinasse, di quelle che piacevano a Don Barrej o, e lame di Toledo, di quelle che ci si fa il colpo delle tre pistole, da stendere secco il marchese di Montelimar, o la mossa del Napoletano, con cui il barone di Sigognac fulminava il primo bravaccio che tentasse di rapirgli la sua Isabella; e poi azze, partigiane, misericordie, kriss, giavellotti, scimitarre e verrettoni e bastoni animati, come quello con cui John Carradine moriva folgorato sulla terza rotaia, e chi non se ne ricorda peggio per lui.
(…)

Mi stupisco signore – mi diranno – Lei che milita in un comitato per il disarmo atomico e flirta con le consulte della pace, che fa marce capitiniane e coltiva mistiche all’ Aldermaston.
(…)
Ho avuto una infanzia fortemente, esclusivamente bellica: sparavo tra gli arbusti in cerbottane fatte all’ultimo momento, mi acquattavo dietro le rade macchine posteggiate facendo fuoco col mio fucile a ripetizione, guidavo assalti all’arma bianca, mi perdevo in battaglie sanguinosissime..

(…)
Da quest’ orgia di giochi bellici è venuto fuori un uomo che è riuscito a fare diciotto mesi di servizio militare senza toccare un fucile e dedicando le lunghe ore di caserma a severi studi di filosofia medievale; un uomo che si è macchiato di tante iniquità ma che è sempre stato puro di quel tristo delitto che consiste nell’amare le armi e nel credere alla santità e all’efficienza del valore guerriero; Un uomo che comprende il valore degli eserciti solo quando li vede accorrere tra la melma del Vajont a ritrovare una serena e nobile vocazione civile.
Che non crede assolutamente alle guerre giuste, e apprezza solo le guerre civili, in cui chi combatte lo fa controvoglia, tirato per i capelli, a suo rischio e pericolo, sperando che finisca subito e perché proprio ne va dell’onore e non se ne può fare a meno.
E credo di dovere questo mio profondo, sistematico, colto e documentato terrore della guerra ai sani ed innocenti sfoghi, platonicamente sanguinari, concessimi nell’infanzia, così come si esce da un film western (dopo una scazzottatura solenne, di quelle che fan crollare le pareti del saloon, in cui si fracassano i tavoli e i grandi specchi, si spara sul pianista e si schiantano le vetrate) più puliti, buoni e distesi, disposti a sorridere al passante che ti urta con la spalla, a prestar soccorso ai passerotti caduti dal nido – come Aristotele ben sapeva, quando chiedeva alla tragedia di agitare ai nostri occhi il drappo rosso del sangue per purificarci a fondo, col divino sale inglese della catarsi finale.

(…)
Così, caro Stefano, ti regalerò dei fucili.
E ti insegnerò a giocare guerre molto complesse, in cui la verità non stia mai da una parte sola, in cui all’occorrenza si debbano organizzare degli otto settembre.
Ti sfogherai, nei tuoi anni giovani, ti confonderai un poco le idee, ma ti nasceranno lentamente delle persuasioni.

Poi, adulto, crederai che sia stata tutta una favola, cappuccetto rosso,  cenerentola,i fucili, i cannoni, l’uomo contro l’uomo, la strega contro i sette nani, gli eserciti contro gli eserciti.
Ma se per avventura, quando sarai grande, vi saranno ancora le mostruose figure dei tuoi sogni infantili, le streghe, i coboldi, le armate, le bombe, le leve obbligatorie, chissà che tu non abbia assunto una coscienza critica verso le fiabe e che non impari a muoverti criticamente nella realtà.

 

Chi vuole leggere il testo completo può andare su questo link

il testo è tratto da Umberto Eco, Diario Minimo, Milano, Oscar Mondadori, 1975 pp 115/121.

 

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